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Partito Comunista Britannico

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il Partito comunista di Gran Bretagna, fondato nel 1920, non superò mai i 56.000 iscritti e i due deputati, ma ebbe le marce della fame, il Daily Worker, gli intellettuali di Cambridge, le spie che Mosca reclutò tra i suoi simpatizzanti e l’oro sovietico consegnato in contanti fino al 1979, come rivelò il tesoriere nel 1991: nel paese in cui il Labour lo tenne fuori, il comunismo fu una cultura più che un partito. Perse un terzo dei membri nel 1956, si divise sull’eurocomunismo e si sciolse nel 1991; il Morning Star esce ancora.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Partito Comunista Britannico
Manifestazione a Parigi nel 1968 con bandiere rosse, operai e studenti sull’acciottolato bagnato.

Le origini

Il CPGB nacque a Londra il 31 luglio 1920 dalla fusione dei piccoli gruppi socialisti e marxisti, con i fondi e le direttive del Comintern, e chiese subito l’affiliazione al Labour, che la rifiutò per sempre: la «lettera di Zinov’ev» del 1924, un falso che fece perdere le elezioni ai laburisti, e lo sciopero generale del 1926 lo lasciarono ai margini, con i suoi deputati eletti sotto altre etichette e la bolscevizzazione che ne fece una copia in miniatura del partito russo, con Harry Pollitt segretario dal 1929 al 1956, fedele a Mosca anche quando Mosca lo rimosse per un anno nel 1939 per aver difeso la guerra alla Germania.

Gli anni Trenta e la guerra

Le marce della fame dei disoccupati, la battaglia di Cable Street contro i fascisti di Mosley nel 1936, le Brigate internazionali con centinaia di volontari britannici morti in Spagna e gli intellettuali di Cambridge e di Oxford fecero del comunismo una cultura della sinistra britannica, con la Left Book Club e gli scienziati come Bernal e Haldane; il patto del 1939 costrinse il partito a chiamare la guerra «imperialista» e a perdere la faccia, il 1941 lo riabilitò con l’alleanza e la produzione, e nel 1942 raggiunse i 56.000 iscritti; nel 1945 elesse due deputati, Gallacher e Piratin, e il Labour di Attlee gli tolse ogni spazio.

Le spie

Il vero peso del comunismo britannico fu nello spionaggio: Kim Philby, Burgess, Maclean, Blunt e Cairncross, reclutati a Cambridge negli anni Trenta attraverso la rete del Comintern, non erano iscritti al partito e passarono a Mosca i segreti dell’intelligence, della diplomazia e della bomba per vent’anni; Klaus Fuchs, il fisico comunista tedesco naturalizzato, consegnò i piani dell’atomica, e Melita Norwood, impiegata, informò l’URSS dal 1937 al 1972 senza essere scoperta fino al 1999. Il partito ufficiale, sorvegliato dall’MI5 in ogni riunione, era la vetrina; la rete era altrove.

Il 1956 e le divisioni

Il rapporto segreto e Budapest fecero perdere al partito un terzo degli iscritti, con gli storici Thompson, Hill e Hilton e la «New Left» che ne uscirono, e la fedeltà a Mosca restò con Gollan e Dutt; negli anni Settanta e Ottanta l’ala eurocomunista, con la rivista Marxism Today di Martin Jacques che analizzava il thatcherismo, si scontrò con gli ortodossi del Morning Star, il quotidiano che dal 1966 aveva sostituito il Daily Worker, e nel 1988 gli ortodossi fondarono il Partito comunista di Gran Bretagna con il giornale. I soldi di Mosca, tra 15.000 e 100.000 sterline l’anno in contanti consegnati dal 1958 al 1979 al tesoriere Reuben Falber, furono rivelati nel 1991.

La fine

Nel novembre 1991 il CPGB, con meno di cinquemila iscritti, si sciolse nella Democratic Left, un gruppo di riflessione svanito in pochi anni; il CPB continua con il Morning Star, che ha un contratto con i sindacati e poche migliaia di copie, e i sostenitori nel Labour di Corbyn hanno ereditato una parte della cultura. Il comunismo britannico non ha mai avuto un municipio; ha avuto i libri, le spie e la certezza, sbagliata, che la Gran Bretagna fosse la prossima.

Curiosità

  • La «lettera di Zinov’ev», pubblicata dal Daily Mail quattro giorni prima delle elezioni dell’ottobre 1924, era un falso attribuito al presidente del Comintern che ordinava la sovversione: fece cadere il governo laburista e restò un mistero fino al 1999.
  • Nel 1991 l’ex tesoriere Reuben Falber rivelò di aver ricevuto per vent’anni, fino al 1979, contanti sovietici consegnati nei sacchetti da un funzionario dell’ambasciata, fino a centomila sterline l’anno: l’oro di Mosca del partito più povero.
  • Melita Norwood, segretaria di un istituto metallurgico, passò al KGB i segreti del programma atomico britannico dal 1937 al 1972; scoperta nel 1999 a 87 anni, disse che lo avrebbe rifatto e non fu processata.
  • Il Morning Star, erede del Daily Worker fondato nel 1930, è l’unico quotidiano comunista dell’Europa occidentale ancora in edicola, sostenuto da una cooperativa e dai sindacati.

Valutazione critica

Il comunismo britannico è la prova che un partito comunista poteva essere insignificante e insieme utile a Mosca: mai al potere nemmeno in un municipio, ma una cultura che fornì all’URSS le sue spie migliori e agli intellettuali una fede che durò fino al 1956. L’oro consegnato nei sacchetti a un partito da cinquemila iscritti dice quanto il Cremlino valutasse la vetrina.

Lo scioglimento del 1991 e il Morning Star che sopravvive sono la fine di un secolo di comunismo senza operai al potere: la Gran Bretagna ha avuto il Labour, e il partito comunista ha avuto Cambridge.

FAQ – Domande frequenti

Quando nacque il Partito comunista britannico? Il 31 luglio 1920 a Londra, con i fondi del Comintern, dalla fusione dei piccoli gruppi marxisti; chiese l’affiliazione al Labour, che la rifiutò sempre, ed elesse in tutto pochi deputati.

Quanti iscritti aveva? Il massimo furono 56.000 nel 1942, durante l’alleanza di guerra con l’URSS; ne perse un terzo nel 1956 dopo l’Ungheria e si sciolse nel 1991 con meno di cinquemila.

Riceveva denaro da Mosca? Sì: dal 1958 al 1979 il tesoriere Reuben Falber ricevette contanti dall’ambasciata sovietica, fino a centomila sterline l’anno, come rivelò nel 1991; i documenti di Mosca lo confermano.

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