Partito Comunista Greco
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il KKE, fondato nel 1918, guidò con l’EAM la più grande resistenza d’Europa contro i tedeschi, fu abbandonato da Stalin nel 1944 per rispetto della spartizione con Churchill, combatté la guerra civile dal 1946 al 1949 e la perse quando Tito chiuse il confine, con decine di migliaia di morti, i bambini portati nell’Est e gli sconfitti esiliati a Taškent; fuori legge fino al 1974, diviso nel 1968, tornò in parlamento e vi resta con il 7 per cento, l’ultimo partito stalinista d’Europa, che chiama controrivoluzione il 1991 e vota contro tutto.
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La resistenza
Fondato nel novembre 1918 e fuori legge sotto la dittatura di Metaxas dal 1936, il KKE organizzò dal 1941 il Fronte di liberazione nazionale, l’EAM, e il suo esercito ELAS, che nel 1944 controllava la maggior parte del paese con centinaia di migliaia di aderenti e un governo delle montagne; Stalin, che a Mosca nell’ottobre 1944 aveva ceduto a Churchill il 90 per cento della Grecia, ordinò di non prendere il potere, e nel dicembre 1944 gli scontri di Atene tra l’ELAS e gli inglesi, i «Dekemvriana», finirono con la sconfitta comunista e l’accordo di Varkiza del febbraio 1945 con la consegna delle armi.
La guerra civile
Il «terrore bianco» delle bande di destra contro gli ex partigiani spinse il KKE a riprendere le armi nel 1946 con l’Esercito democratico, sostenuto dalla Jugoslavia, dall’Albania e dalla Bulgaria e non dall’URSS, che non mandò nulla: tre anni di guerra sulle montagne del Nord, con oltre centomila morti tra soldati e civili, i villaggi evacuati, le esecuzioni da entrambe le parti, i 28.000 bambini portati dai comunisti nei paesi dell’Est, e gli americani con la dottrina Truman del 1947 a sostenere Atene. Nel luglio 1949 Tito, espulso dal Cominform, chiuse il confine ai partigiani, e in agosto l’Esercito democratico fu distrutto sul Grammos e sul Vitsi.
L’esilio
Decine di migliaia di combattenti e di familiari passarono in Albania e furono trasportati in URSS, a Taškent, dove vissero per trent’anni una comunità greca con le scuole e le fabbriche, con il partito che epurò Zachariadis, il segretario, mandato in Siberia dove si uccise nel 1973; in Grecia il KKE restò fuori legge dal 1947 al 1974, con i deportati nelle isole di Makronisos e Gyaros, i processi e le esecuzioni come quella di Belogiannis nel 1952, e con il partito legale di copertura EDA; la dittatura dei colonnelli del 1967 riempì di nuovo le isole, e nel 1968 il partito si spaccò sull’invasione di Praga, con il «KKE dell’interno» eurocomunista.
Il ritorno
Legalizzato da Karamanlis nel settembre 1974, il KKE ortodosso, guidato da Florakis, ottenne il 9 per cento nel 1977 e l’11 nel 1981, con i sindacati, i municipi e la fedeltà a Mosca; nel 1989, alleato con l’ala eurocomunista nel Synaspismos, entrò per tre mesi in un governo con la destra di Tzannetakis per processare Papandreou, e nel 1991 si spaccò di nuovo, con i riformatori che fondarono il partito da cui è nato Syriza. Sotto Papariga e Koutsoumbas il KKE ha mantenuto la dottrina intatta, con il 5-8 per cento, i propri sindacati e le manifestazioni contro la NATO e l’Unione europea.
L’eredità
Il KKE è oggi il partito comunista più stalinista d’Europa occidentale: nel 2009 ha rivalutato Stalin e definito il 1956 un errore, considera il 1991 una controrivoluzione, vota contro ogni governo, ha condannato nel 2022 sia la Russia sia la NATO, e i suoi comizi hanno le bandiere rosse di sempre. La guerra civile resta la ferita greca, con la memoria divisa, i bambini dell’Est tornati vecchi, e la Grecia di Taškent che ha lasciato in Uzbekistan i cimiteri e le canzoni.
Curiosità
- Nell’accordo delle percentuali dell’ottobre 1944 Churchill scrisse su un foglio «Grecia: Gran Bretagna 90 per cento, Russia 10» e Stalin fece un segno con la matita blu: il KKE non seppe di essere stato ceduto.
- Tra il 1948 e il 1949 il KKE trasferì nei paesi dell’Est circa 28.000 bambini delle zone di guerra, per proteggerli secondo il partito e per rapimento secondo il governo: molti tornarono in Grecia solo negli anni Ottanta.
- A Taškent vissero dal 1949 oltre diecimila profughi comunisti greci, con i quartieri, le scuole e i giornali in greco; nel 1955 il partito represse con la forza una rivolta interna nel «città greca».
- Nikos Belogiannis, il dirigente del KKE fucilato nel marzo 1952 con la rosa in mano nella foto del processo, divenne il simbolo delle esecuzioni del dopoguerra: Picasso lo disegnò e Kazantzakis chiese la grazia.
Valutazione critica
Il KKE è il partito che Stalin sacrificò due volte, cedendolo a Churchill nel 1944 e lasciandolo senza aiuti nella guerra civile, e che rimase fedele a Mosca fino a oggi: un caso di lealtà senza contropartita, pagato con la guerra civile, l’esilio e trent’anni di illegalità. La sua ortodossia attuale, con la rivalutazione di Stalin, è la coerenza di chi ha perso tutto per un centro che lo ha usato.
La memoria greca della guerra civile, con i bambini portati nell’Est e i villaggi bruciati da entrambi, è la lezione più amara del comunismo europeo: la rivoluzione fatta da soli, contro il parere di Mosca, finì come quelle fatte per ordine di Mosca.
FAQ – Domande frequenti
Perché Stalin non aiutò i comunisti greci? Perché nell’ottobre 1944 aveva concordato con Churchill che la Grecia restasse nella sfera britannica: nel 1944 ordinò al KKE di non prendere il potere e nella guerra civile del 1946-49 non inviò aiuti, lasciando i partigiani alla Jugoslavia.
Come finì la guerra civile greca? Con la sconfitta dell’Esercito democratico sul Grammos nell’agosto 1949, dopo la chiusura del confine jugoslavo da parte di Tito e il sostegno americano ad Atene: oltre centomila morti e decine di migliaia di esuli in URSS.
Che posizioni ha il KKE oggi? È il partito comunista più ortodosso dell’Europa occidentale: rivaluta Stalin, definisce il 1991 una controrivoluzione, vota contro tutti i governi e ha condannato nel 2022 sia la Russia sia la NATO; ottiene tra il 5 e l’8 per cento.
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