URSS in Africa
Approfondimento storico in una prospettiva critica
L’URSS entrò in Africa con la decolonizzazione, con le armi a Nasser, a Nkrumah e a Sékou Touré, l’università Lumumba per gli studenti, i consiglieri e le basi a Berbera e a Luanda, e negli anni Settanta con le guerre per procura dell’Angola, dell’Etiopia e del Mozambico, con i cubani a combattere e miliardi in armi che i regimi «di orientamento socialista» non pagarono mai. Sostenne l’ANC contro l’apartheid e i movimenti di liberazione, e se ne andò nel 1991 lasciando i debiti e i Kalašnikov; la Russia è tornata con i mercenari della Wagner.
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La decolonizzazione
Stalin ignorò l’Africa; Chruščëv vi vide il fronte della lotta anticoloniale e nel 1955-60 l’URSS armò l’Egitto, riconobbe per prima la Guinea di Sékou Touré, sostenne il Ghana di Nkrumah e il Mali, e nel 1960 fondò a Mosca l’Università dell’amicizia dei popoli, intitolata nel 1961 a Lumumba, il primo ministro congolese ucciso con la complicità occidentale, per formare i quadri africani; le borse di studio, i consiglieri e le armi a prezzi politici furono gli strumenti, con i «regimi di orientamento socialista» come categoria per chi non era comunista ma amico.
Il Corno d’Africa
La Somalia di Siad Barre, dal 1969, fu il primo alleato militare con la base navale di Berbera e il trattato del 1974; ma quando nel 1977 la Somalia invase l’Ogaden etiopico e l’Etiopia di Mengistu, dopo la rivoluzione del 1974, chiese aiuto, l’URSS cambiò campo in poche settimane, con il ponte aereo, i generali sovietici e i cubani a cacciare i somali nel 1978: fu l’intervento più diretto e il più cinico, con Berbera passata agli americani e l’Etiopia sostenuta con miliardi in armi durante il Terrore rosso e la carestia. Il Corno d’Africa mostrò che Mosca sceglieva il cliente più grande.
L’Africa australe
Il crollo dell’impero portoghese nel 1974-75 aprì l’Angola e il Mozambico: l’URSS armò l’MPLA e il FRELIMO, i cubani combatterono in Angola contro il Sudafrica, e i due paesi divennero repubbliche popolari con i consiglieri, i tecnici e la Germania Est nella sicurezza; nel frattempo Mosca sostenne l’ANC sudafricano e il suo braccio armato, con i campi di addestramento in Angola e in URSS, la SWAPO namibiana e lo ZAPU rhodesiano. Fu la parte dell’impegno sovietico che gli africani ricordano meglio, e l’unica con esiti duraturi, dalla Namibia alla fine dell’apartheid.
Il conto
Le armi sovietiche all’Africa furono decine di miliardi di dollari in vent’anni, i debiti quasi tutti cancellati dalla Russia negli anni Duemila, i consiglieri migliaia, gli studenti africani in URSS decine di migliaia, con gli episodi di razzismo nei dormitori e le rivolte degli studenti ghanesi del 1963; i regimi sostenuti, dall’Etiopia al Congo-Brazzaville al Benin, abbandonarono il marxismo-leninismo tra il 1989 e il 1991 con la stessa rapidità con cui lo avevano adottato. Le guerre civili alimentate con i Kalašnikov durarono decenni dopo il ritiro.
La Russia oggi
Dopo vent’anni di assenza la Russia è tornata dal 2014 con i vertici Russia-Africa di Soči del 2019 e di San Pietroburgo del 2023, la cancellazione dei debiti, le armi, il grano e i mercenari della Wagner in Libia, nella Repubblica Centrafricana, in Mali, in Burkina Faso e in Niger, dove i golpisti hanno cacciato i francesi; l’Africa non ha votato le sanzioni contro Mosca e vota all’ONU con la memoria dell’anticolonialismo sovietico. L’URSS aveva lasciato i Kalašnikov e le borse di studio; la Russia porta i mercenari e le miniere d’oro.
Curiosità
- L’Università dell’amicizia dei popoli, intitolata a Lumumba nel 1961, ha formato dal 1960 oltre centomila studenti di novanta paesi; nel dicembre 1963 gli studenti africani manifestarono sulla Piazza Rossa per la morte sospetta di un ghanese, la prima manifestazione non autorizzata dal 1927.
- Nel 1977 l’URSS passò dalla Somalia all’Etiopia in poche settimane, trasportando i carri con un ponte aereo di 225 aerei mentre i consiglieri sovietici venivano espulsi da Mogadiscio: gli stessi tecnici cambiarono fronte.
- Il Kalašnikov compare sulla bandiera del Mozambico dal 1983 e nello stemma dello Zimbabwe: i movimenti di liberazione dell’Africa australe furono armati quasi solo da Mosca.
- La Russia ha cancellato dal 2000 oltre venti miliardi di dollari di debiti sovietici africani, dall’Etiopia all’Angola: il conto delle armi degli anni Settanta non fu mai pagato.
Valutazione critica
L’URSS in Africa fu anticoloniale a parole e clientelare nei fatti: sostenne chi la sosteneva, cambiò alleato nel Corno per il più grande, vendette armi a credito che nessuno pagò e lasciò guerre civili che durarono trent’anni; e insieme fu l’unica potenza a stare con l’ANC e la SWAPO quando l’Occidente stava con Pretoria, ed è per questo che l’Africa la ricorda meglio di quanto meriti. I regimi «di orientamento socialista» sparirono con lei senza rimpianti.
La Wagner in Mali e il vertice di San Pietroburgo sono l’eredità cinica di quella storia: la Russia vende sicurezza ai golpisti con la memoria dell’anticolonialismo, e l’Africa che non vota le sanzioni glielo permette.
FAQ – Domande frequenti
Quali paesi africani erano alleati dell’URSS? L’Egitto di Nasser negli anni Cinquanta e Sessanta, il Ghana, la Guinea e il Mali, la Somalia fino al 1977 e poi l’Etiopia, l’Angola e il Mozambico dal 1975, oltre al Congo-Brazzaville, al Benin e alla Libia come clienti delle armi.
Perché l’URSS cambiò campo nel Corno d’Africa? Perché nel 1977 la Somalia, sua alleata, invase l’Etiopia rivoluzionaria di Mengistu, un paese più grande e più strategico: Mosca scelse Addis Abeba, armò gli etiopi con i cubani e perse la base di Berbera.
Che cosa resta della presenza sovietica? I debiti cancellati, i Kalašnikov delle guerre civili, i laureati dell’università Lumumba e la memoria del sostegno ai movimenti di liberazione, che la Russia di oggi usa con la Wagner e i vertici Russia-Africa.
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