Balletto
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il Bol’šoj e il Kirov furono l’orgoglio dell’Unione e la sua esportazione più pregiata: la scuola di Vaganova, Ulanova e Plisetskaja, lo «Spartaco» di Grigorovič con gli schiavi che si ribellano, le tournée in Occidente sorvegliate dal KGB, e i fuggitivi che restarono a Parigi, a Londra e a Toronto, Nureev, Makarova, Baryšnikov. Il «Lago dei cigni» in televisione annunciava le morti dei dirigenti e il golpe; il Bol’šoj di oggi balla per il Cremlino, e i suoi coreografi sono all’estero.
In questa pagina
La tradizione e la scuola
Il balletto imperiale, con Petipa e il Mariinskij di Pietroburgo, fu conservato dal potere sovietico come le uova Fabergé, e Agrippina Vaganova codificò negli anni Trenta a Leningrado il metodo di insegnamento che porta il suo nome, la base delle scuole del Bol’šoj e del Kirov, con l’ammissione a dieci anni, otto anni di studio e la disciplina militare; le compagnie di Stato, dalle repubbliche alle province, moltiplicarono i teatri d’opera e balletto, e i biglietti costavano pochi rubli. Galina Ulanova, la Giulietta e la Giselle degli anni Quaranta e Cinquanta, fu la ballerina dell’Unione; Maja Pliseckaja, l’Odette del Bol’šoj per quarant’anni, la stella con la famiglia nel Gulag e il KGB alle spalle.
Il balletto sovietico
Ai classici il regime aggiunse il «dramballetto» con le trame ideologiche, il «Romeo e Giulietta» di Prokof’ev del 1940 con la Ulanova, «La fontana di Bachčisaraj», e nel 1968 lo «Spartaco» di Grigorovič su musica di Chačaturjan, con i gladiatori e la rivolta, il balletto sovietico per eccellenza, esportato nel mondo con Vasil’ev; Jurij Grigorovič diresse il Bol’šoj dal 1964 al 1995 come un ministero, con il potere sulle carriere e i conflitti con la Pliseckaja. Le tournée all’estero, dal 1956 a Londra, erano la vetrina della superiorità sovietica e la fonte di valuta, con i ballerini pagati in rubli e sorvegliati.
Le fughe
Il 16 giugno 1961 Rudol’f Nureev, ventitré anni, sfuggì ai sorveglianti all’aeroporto di Le Bourget e chiese asilo alla Francia, primo «salto verso la libertà» di un artista sovietico, condannato in contumacia; nel 1970 Natalija Makarova restò a Londra, nel 1974 Michail Baryšnikov scappò dopo una recita a Toronto, nel 1979 Aleksandr Godunov a New York, con la moglie trattenuta sull’aereo dai sovietici per tre giorni. Ogni fuga era un incidente diplomatico e una perdita per il balletto sovietico, che continuò a mandare in tournée i migliori con le famiglie in ostaggio a casa.
Il Lago dei cigni
Il «Lago dei cigni» divenne il segnale del lutto e della crisi: la televisione lo trasmise alla morte di Brežnev nel 1982, di Andropov nel 1984, di Černenko nel 1985 e per tutto il 19 agosto 1991 durante il golpe, al posto dei programmi, e da allora nella cultura russa il balletto significa che qualcosa è successo al vertice. Il Bol’šoj fu anche la sede dei congressi e delle celebrazioni, con il balletto come cornice dello Stato.
Dopo il 1991
Il Bol’šoj e il Mariinskij hanno avuto le tournée libere, i coreografi occidentali, i restauri miliardari, e gli scandali, dall’attacco con l’acido al direttore Filin nel 2013 alle lotte interne; Nureev tornò a Leningrado nel 1989 per una sera, Baryšnikov mai. Dal 2022 i coreografi come Ratmanskij e i ballerini contrari alla guerra sono all’estero, il balletto «Nureev» di Serebrennikov è stato tolto dal cartellone e il Bol’šoj balla ai concerti del Cremlino: la funzione di Stato è tornata, senza le tournée in Occidente.
Curiosità
- La madre di Maja Pliseckaja fu deportata in Kazakistan e il padre fucilato nel 1938: la ballerina del Bol’šoj fu tenuta a casa dalle tournée fino al 1959, quando Chruščëv la lasciò andare negli Stati Uniti sotto la responsabilità personale.
- Nureev fuggì il 16 giugno 1961 a Le Bourget saltando una barriera verso i poliziotti francesi, mentre la compagnia del Kirov partiva per Londra; fu condannato in URSS a sette anni per tradimento e tornò per una sola sera nel 1989.
- Baryšnikov scappò il 29 giugno 1974 a Toronto dopo una recita, inseguito per le strade dai sorveglianti; l’asilo canadese e l’American Ballet Theatre ne fecero la stella del balletto mondiale.
- «Spartaco» di Grigorovič, del 1968, fu presentato come il balletto della rivolta degli oppressi: Chruščëv aveva chiesto un balletto «virile» e ottenne i gladiatori, che sono ancora nel cartellone del Bol’šoj.
Valutazione critica
Il balletto sovietico fu la tradizione zarista conservata come vetrina, con le scuole migliori del mondo e un regime che teneva i ballerini con le famiglie in ostaggio: le fughe di Nureev, Makarova e Baryšnikov furono la prova che l’arte perfetta non compensava la mancanza di libertà, e il «Lago dei cigni» del 1991 la conferma che il balletto era uno strumento di Stato fino all’ultimo giorno.
Il Bol’šoj che oggi balla per il Cremlino, con i coreografi all’estero, ha ripreso il ruolo del 1970; la differenza è che i fuggitivi non devono più saltare le barriere.
FAQ – Domande frequenti
Perché il balletto sovietico era così famoso? Per la tradizione imperiale conservata, il metodo Vaganova, le stelle come Ulanova e Pliseckaja e le tournée del Bol’šoj e del Kirov in Occidente dal 1956, usate come vetrina della superiorità culturale sovietica.
Chi fuggì dall’URSS? Nureev a Parigi nel 1961, Makarova a Londra nel 1970, Baryšnikov a Toronto nel 1974 e Godunov a New York nel 1979: tutti chiesero asilo durante le tournée e furono condannati in patria.
Perché il Lago dei cigni è legato ai lutti di Stato? Perché la televisione sovietica lo trasmetteva alla morte dei dirigenti, nel 1982, 1984 e 1985, e lo mandò in onda per tutto il 19 agosto 1991 durante il golpe: da allora annuncia le crisi.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.