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Cartoni animati

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il lupo e la lepre di «Nu, pogodi!», Čeburaška con le orecchie grandi e il coccodrillo Gena, il Winnie the Pooh sovietico, «Il riccio nella nebbia» votato nel 2003 miglior cartone della storia, «La regina delle nevi» che formò Miyazaki: la Sojuzmul’tfil’m di Mosca, fondata nel 1936 sul modello Disney, produsse per mezzo secolo i cartoni animati che i bambini dell’Unione guardavano a «Buonanotte, piccoli» e che gli adulti russi sanno ancora a memoria. Con il 1991 lo studio crollò; nel 2009 «Maša e Orso» ha conquistato il mondo.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Cartoni Animati
Sala di un grande teatro: velluti rossi, palchi dorati, balletto in scena.

La Sojuzmul’tfil’m

Nel 1936, dopo aver visto i cortometraggi di Disney a Mosca, lo Stato riunì gli animatori in un unico studio, la Sojuzmul’tfil’m, con la tecnica del disegno su celluloide e i film per l’infanzia come missione pedagogica; nel dopoguerra lo studio produsse i lungometraggi fiabeschi di Ivanov-Vano e dei fratelli Brumberg, «Il cavallino gobbo», «La regina delle nevi» del 1957, dalla fiaba di Andersen, che il giovane Hayao Miyazaki vide in Giappone e che, ha raccontato, gli fece decidere di restare nell’animazione. Lo studio arrivò a produrre venti film l’anno con seicento dipendenti.

Gli anni Sessanta e Settanta

Il disgelo cambiò lo stile, con la grafica moderna, la satira e i cortometraggi per adulti: Fëdor Chitruk con «Storia di un delitto» e con il Winnie the Pooh del 1969-72, tondo e senza Christopher Robin, con la voce di Leonov; Roman Kačanov con «Čeburaška» del 1969 in stop-motion, con il coccodrillo Gena e la vecchia Šapokljak; Vjačeslav Kotënočkin con «Nu, pogodi!», «Aspetta un po’!», dal 1969, il lupo fumatore e teppista che insegue la lepre, diciotto episodi fino al 1986; e Jurij Norštejn con «Il riccio nella nebbia» del 1975 e «La favola delle favole» del 1979, capolavori di poesia visiva. I cartoni erano pochi minuti, senza serie infinite, ripetuti alla televisione per generazioni.

Il pubblico

I cartoni sovietici erano trasmessi la sera nei programmi per bambini, proiettati nei cinema prima dei film e nei cinema per bambini a dieci copechi, e non avevano concorrenti: ogni bambino dell’Unione conosceva Čeburaška, i «Musicanti di Brema» del 1969 con il rock, «Prostokvašino» del 1978 con il gatto Matroskin che parla come un contadino, il «Gatto Leopold» che invita i topi a vivere in pace, e il «Piccolo procione». Le battute e le canzoni sono ancora citate dai russi adulti, e i cartoni sovietici sono su YouTube con miliardi di visualizzazioni.

La censura e la poesia

Anche i cartoni passavano dal Goskino: il lupo di «Nu, pogodi!» fu criticato perché fumava e beveva, l’episodio con le canzoni occidentali fu modificato, gli sceneggiatori come Chajt furono espulsi dai titoli per l’emigrazione, e Norštejn, con «Il cappotto» di Gogol’ in lavorazione da quarant’anni, fu lasciato senza fondi; ma l’animazione era troppo «infantile» per essere sorvegliata con rigore, e vi passò una libertà poetica e assurda che il cinema non aveva: il Winnie the Pooh di Chitruk e il riccio di Norštejn sono opere d’autore fatte per i bambini.

Dopo il 1991

La Sojuzmul’tfil’m perse i fondi, i diritti dei cartoni furono venduti a un distributore americano e recuperati con anni di cause, gli animatori emigrarono; Čeburaška divenne negli anni Duemila una mascotte in Giappone, con i film giapponesi e la mascotte olimpica russa. Lo studio è stato rilanciato nel 2017 con i nuovi «Prostokvašino» e «Nu, pogodi!», e la Animaccord di «Maša e Orso», dal 2009, ha prodotto il cartone russo più visto del mondo, con miliardi di visualizzazioni e i sospetti di propaganda che la stampa occidentale ha discusso.

Curiosità

  • «Il riccio nella nebbia» di Norštejn, del 1975, fu votato nel 2003 da 140 critici e animatori a Tokyo come il miglior film d’animazione di tutti i tempi; Miyazaki lo considera un capolavoro e Norštejn un maestro.
  • Il lupo di «Nu, pogodi!» fu doppiato dall’attore Papanov e disegnato con i pantaloni a zampa e la sigaretta: le autorità lo criticarono come modello negativo e il cartone fu il più popolare dell’Unione.
  • Čeburaška, l’animale sconosciuto arrivato in una cassa di arance, è diventato in Giappone una mascotte con film, serie e negozi; il film russo del 2023 è il maggior incasso della storia del cinema russo.
  • Jurij Norštejn lavora al «Cappotto» di Gogol’ dal 1981: quarant’anni per un film mai finito, sostenuto da sottoscrizioni di ammiratori di tutto il mondo.

Valutazione critica

I cartoni animati sovietici furono l’arte in cui il sistema fu meno presente e per questo migliore: pochi minuti per i bambini, controllati poco perché considerati innocui, in cui gli animatori misero la poesia, l’assurdo e la satira che il cinema non poteva permettersi. Sono l’eredità culturale sovietica più amata e meno contestata, e la meno sovietica nel contenuto.

«Maša e Orso» e Čeburaška in Giappone mostrano che la scuola è sopravvissuta come mestiere, e che l’unico prodotto culturale russo di consumo globale del Duemila viene da lì.

FAQ – Domande frequenti

Quali sono i cartoni sovietici più famosi? «Nu, pogodi!» con il lupo e la lepre, «Čeburaška» e il coccodrillo Gena, il Winnie the Pooh di Chitruk, «Il riccio nella nebbia» di Norštejn, «I musicanti di Brema», «Prostokvašino» e il «Gatto Leopold».

Che cos’era la Sojuzmul’tfil’m? Lo studio di animazione di Stato di Mosca, fondato nel 1936 sul modello di Disney: produsse per mezzo secolo quasi tutti i cartoni sovietici, con seicento dipendenti e venti film l’anno.

Perché «Il riccio nella nebbia» è così importante? Perché il cortometraggio di Jurij Norštejn del 1975, con la sua tecnica di ritagli e la sua poesia, è considerato un capolavoro dell’animazione mondiale, votato nel 2003 come il miglior film d’animazione di tutti i tempi.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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