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Cinema

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«Di tutte le arti, il cinema è per noi la più importante», disse Lenin, e l’URSS ne fece un’industria di Stato con quattro miliardi di biglietti l’anno: Ejzenštejn e la «Corazzata Potëmkin», le commedie musicali che Stalin guardava al Cremlino, «Quando volano le cicogne» e Tarkovskij, le commedie di Gajdaj e Rjazanov che il paese sa a memoria, i film «sullo scaffale» vietati per vent’anni e liberati dalla glasnost. Il cinema fu la propaganda più amata e la sua contraddizione: i film migliori erano quelli che il potere temeva.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Cinema
Sala di un grande teatro: velluti rossi, palchi dorati, balletto in scena.

Gli anni Venti

Il cinema sovietico nacque con la rivoluzione, nazionalizzato nel 1919 e affidato ai giovani dell’avanguardia: Sergej Ejzenštejn con «Sciopero», «La corazzata Potëmkin» del 1925, con la scalinata di Odessa che ha insegnato il montaggio al mondo, e «Ottobre»; Dziga Vertov con «L’uomo con la macchina da presa», Pudovkin con «La madre», Kulešov con i suoi esperimenti, Dovženko con la poesia ucraina della «Terra». Fu il decennio in cui il cinema sovietico fu il più moderno del pianeta, con i treni di propaganda e le sale nei villaggi, e il pubblico che preferiva i film americani.

Stalin al cinema

Il sonoro e gli anni Trenta portarono il realismo socialista: «Čapaev» del 1934, il film di guerra civile che tutta l’Unione vide, le commedie musicali di Aleksandrov con la Orlova, «Volga-Volga» che Stalin rivedeva al Cremlino, i film storici su Pietro il Grande e Nevskij, gli eroi del lavoro; il dittatore vedeva ogni film prima dell’uscita nella sala del Cremlino e decideva, come con «Ivan il Terribile» di Ejzenštejn, la cui seconda parte del 1946 fu vietata per il ritratto di un tiranno tormentato. La produzione scese a pochi film l’anno, tutti perfetti e tutti falsi.

Il disgelo e Tarkovskij

Con Chruščëv il cinema tornò a raccontare le persone: «Quando volano le cicogne» di Kalatozov vinse la Palma d’oro nel 1958, «La ballata di un soldato» e «L’infanzia di Ivan» di Tarkovskij, Leone d’oro nel 1962, mostrarono la guerra senza retorica; negli anni Sessanta e Settanta Tarkovskij girò «Andrej Rublëv», bloccato per cinque anni, «Solaris», «Lo specchio» e «Stalker», e lasciò l’URSS nel 1984; Klimov, Šepit’ko, Paradžanov, imprigionato nel 1973, Muratova e German fecero i film che finivano «sullo scaffale», vietati e conservati, mentre Bondarčuk girava «Guerra e pace» con l’esercito come comparsa e vinceva l’Oscar nel 1969.

Le commedie di tutti

Il cinema che i sovietici amavano era la commedia: Leonid Gajdaj con «Operazione Y», «La prigioniera del Caucaso» e «Il braccio di diamante», 76 milioni di spettatori nel 1969, El’dar Rjazanov con «L’ironia della sorte» del 1975, trasmesso ogni Capodanno da mezzo secolo, e «Romanza d’ufficio», Georgij Danelija con «Mimino» e «Kin-dza-dza»; e i melodrammi come «Mosca non crede alle lacrime» di Men’šov, Oscar nel 1981, che Reagan vide per capire i russi. Con quattro miliardi di biglietti l’anno a venti copechi l’URSS era il paese che andava più al cinema al mondo, e le battute dei film sono ancora la lingua comune.

La glasnost e dopo

Nel 1986 il congresso dei cineasti rovesciò la dirigenza e la commissione dei conflitti liberò dallo scaffale «Il pentimento» di Abuladze, «Il commissario» di Askol’dov del 1967 e decine di film; «Piccola Vera» del 1988 mostrò il sesso e la periferia, e «Assa» il rock. Gli anni Novanta furono il crollo della produzione e delle sale, con l’Oscar a Michalkov per «Sole ingannatore» nel 1995 come eccezione; gli anni Duemila hanno riportato i fondi di Stato e la censura, con Zvjagincev e Serebrennikov perseguitati e i film patriottici di Stato: il cinema russo di oggi è di nuovo la più importante delle arti, nel senso di Lenin.

Curiosità

  • «L’ironia della sorte» di Rjazanov, del 1975, è trasmesso alla televisione ogni 31 dicembre da cinquant’anni: la storia dell’uomo ubriaco che entra in un appartamento identico al suo a Leningrado è la commedia sui prefabbricati che tutti conoscono.
  • Stalin vedeva ogni film nella sala del Cremlino prima dell’uscita, con i dirigenti e le vodka: la seconda parte di «Ivan il Terribile» fu vietata dopo la proiezione del 1946 e uscì solo nel 1958.
  • «Guerra e pace» di Bondarčuk, del 1966-67, costò l’equivalente di cento milioni di dollari con 12.000 soldati come comparse nella battaglia di Borodino: fu il film più costoso della storia sovietica e vinse l’Oscar.
  • Il record di spettatori del cinema sovietico appartiene a «I pirati del XX secolo» del 1979, primo film d’azione, con 87 milioni di biglietti: il pubblico voleva le arti marziali, non Ejzenštejn.

Valutazione critica

Il cinema sovietico fu grande per due volte, negli anni Venti con l’avanguardia e nel disgelo con i registi che il potere lasciava girare e poi bloccava, e popolare per tutta la sua storia con le commedie che raccontavano la vita vera con il permesso di ridere. Fu l’arte in cui il regime investì di più e controllò di più, e in cui i capolavori finirono sullo scaffale mentre i film di Stato riempivano le sale.

La liberazione dei film vietati nel 1986 fu uno degli atti fondativi della glasnost; il ritorno dei fondi di Stato e della censura dopo il 2014 mostra che il cinema russo ha ritrovato il suo padrone.

FAQ – Domande frequenti

Quali sono i film sovietici più importanti? «La corazzata Potëmkin» di Ejzenštejn, «Quando volano le cicogne», i film di Tarkovskij da «Andrej Rublëv» a «Stalker», «Guerra e pace» di Bondarčuk, le commedie di Gajdaj e Rjazanov e «Mosca non crede alle lacrime», Oscar nel 1981.

Che cosa erano i film «sullo scaffale»? I film completati e vietati dalla censura, conservati negli archivi senza uscire, come «Il commissario» del 1967 e «Il pentimento»: furono liberati nel 1986-87 dalla commissione dei cineasti.

Quanto andavano al cinema i sovietici? Circa quattro miliardi di biglietti l’anno negli anni Settanta, il record mondiale per abitante, con il biglietto a venti-cinquanta copechi e i film di maggior successo oltre i settanta milioni di spettatori.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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