Letteratura
Approfondimento storico in una prospettiva critica
La letteratura sovietica ha due storie: quella dell’Unione degli scrittori con il realismo socialista, i premi Stalin e le tirature milionarie, e quella dei fucilati, dei suicidi, dei manoscritti confiscati e dei Nobel rifiutati o espulsi, Mandel’štam, Babel’, Cvetaeva, Pasternak, Grossman, Solženicyn, Brodskij. Il paese più lettore del mondo produsse i suoi capolavori contro il proprio Stato, e la glasnost li pubblicò tutti in tre anni.
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Gli anni Venti e il terrore
La rivoluzione trovò la letteratura più ricca d’Europa e la usò e la distrusse in vent’anni: Blok morì nel 1921, Gumilëv fu fucilato, Majakovskij, il poeta della rivoluzione, si sparò nel 1930, Zamjatin emigrò con «Noi» proibito, Bulgakov scrisse «Il maestro e Margherita» nel cassetto, Platonov fu tollerato e affamato; il terrore fucilò Babel’ e Pil’njak nel 1938-40, uccise Mandel’štam nel campo di transito del 1938 e Cvetaeva si impiccò nel 1941; Achmatova scrisse «Requiem» a memoria per non lasciare carte. L’ Unione degli scrittori del 1934, con Gor’kij presidente e il realismo socialista come metodo, mise i sopravvissuti a libro paga.
La letteratura ufficiale
Il canone del realismo socialista, da «La madre» di Gor’kij a «Come fu temprato l’acciaio» di Ostrovskij, da «Cemento» al «Placido Don» di Šolochov, Nobel nel 1965, e ai romanzi di guerra di Simonov e di Fadeev, fu stampato in decine di milioni di copie, insegnato a scuola e premiato con i premi Stalin; gli scrittori dell’Unione avevano le dacie di Peredelkino, le case di creazione, i viaggi e le tirature, e in cambio la lealtà. La grande letteratura russa dell’Ottocento, Puškin, Tolstoj, Dostoevskij con cautela, era pubblicata in massa: il paese leggeva, nei treni e nelle code.
Il disgelo e i processi
Il «Disgelo» di Erenburg del 1954 diede il nome all’epoca; nel 1957 «Il dottor Živago» di Pasternak uscì in Italia da Feltrinelli e il Nobel del 1958 fu rifiutato sotto minaccia; nel 1962 «Una giornata di Ivan Denisovič» di Solženicyn uscì sul Novyj Mir per volontà di Chruščëv, e nel 1961 il KGB confiscò «Vita e destino» di Grossman, «arrestato» come un uomo. Il processo del 1966 a Sinjavskij e Daniel’ per i libri pubblicati all’estero e quello del 1964 a Brodskij per «parassitismo» aprirono il dissenso; Solženicyn, Nobel nel 1970, fu espulso nel 1974 dopo «Arcipelago Gulag», Brodskij nel 1972 e Nobel nel 1987.
La stagnazione e i margini
Negli anni Settanta la letteratura ufficiale era Brežnev con la sua trilogia premiata, e la letteratura vera stava nei margini permessi: la «prosa di villaggio» di Rasputin e Šukšin, la prosa di guerra di Bykov, i romanzi di Trifonov sulla Mosca degli intellettuali, Ajtmatov dal Kirghizistan, la fantascienza dei fratelli Strugackij con le allegorie che la censura non capiva, i poeti degli stadi come Evtušenko e Voznesenskij; il resto era nel samizdat e nel tamizdat, da Erofeev a Vojnovič, e nell’emigrazione, con Nabokov, Bunin e Aksënov.
La glasnost e dopo
Tra il 1987 e il 1990 le riviste pubblicarono tutto in tre anni: «Vita e destino», «Il dottor Živago», «Arcipelago Gulag», «Il maestro e Margherita» integrale, Platonov, Zamjatin, Nabokov, Brodskij, con le tirature milionarie; poi il mercato e il crollo della lettura. La letteratura russa post-sovietica, da Pelevin a Sorokin a Ulickaja, ha avuto trent’anni di libertà; dal 2022 gli scrittori contrari alla guerra sono all’estero o «agenti stranieri», e i libri di Akunin e Bykov sono ritirati dalle librerie: la seconda storia è ricominciata.
Curiosità
- «Vita e destino» di Grossman fu sequestrato dal KGB nel 1961 con tutte le copie e i nastri della macchina da scrivere, e Suslov disse all’autore che sarebbe uscito tra duecento anni: una copia nascosta arrivò in Occidente su microfilm e fu pubblicata nel 1980, in URSS nel 1988.
- Pasternak fu costretto a rifiutare il Nobel nel 1958 con un telegramma, dopo la minaccia di espulsione: il figlio Evgenij ritirò la medaglia a Stoccolma nel 1989.
- Al processo del 1964 Brodskij fu condannato a cinque anni di lavori forzati per «parassitismo», perché fare il poeta non era un lavoro; alla domanda «chi le ha dato il diritto di chiamarsi poeta?» rispose «e chi mi ha dato il diritto di essere uomo?».
- Michail Šolochov è l’unico Nobel sovietico accettato dal regime, nel 1965; i dubbi sulla paternità del «Placido Don», sollevati fin dagli anni Venti, non sono mai stati chiusi del tutto.
Valutazione critica
La letteratura sovietica fu la più perseguitata del Novecento e per questo la più grande: i capolavori del secolo russo furono scritti nel cassetto, a memoria o nel campo, e il paese che li leggeva a milioni li lesse solo nel 1988. L’ Unione degli scrittori con i suoi premi e le sue dacie produsse una letteratura di Stato che nessuno rilegge, e i suoi membri più onesti sapevano di scrivere per il cassetto.
Che gli scrittori russi siano di nuovo in esilio o «agenti stranieri» dal 2022, con i libri ritirati, dice che il rapporto tra la letteratura e lo Stato in Russia non è cambiato con la fine dell’Unione: è cambiato solo il nome della censura.
FAQ – Domande frequenti
Quali scrittori sovietici vinsero il Nobel? Pasternak nel 1958, costretto a rifiutarlo, Šolochov nel 1965, Solženicyn nel 1970, espulso nel 1974, e Brodskij nel 1987, in esilio dal 1972; Bunin nel 1933 era un emigrato.
Che cosa fu l’Unione degli scrittori? L’organizzazione unica fondata nel 1934 che riuniva tutti gli scrittori ammessi, con il realismo socialista come metodo obbligatorio: dava privilegi e tirature in cambio della lealtà, ed espelleva chi usciva dalla linea.
Quali capolavori furono proibiti? «Il maestro e Margherita» di Bulgakov, «Requiem» di Achmatova, «Il dottor Živago», «Vita e destino» di Grossman, «Arcipelago Gulag», i racconti di Šalamov e le poesie di Mandel’štam e Brodskij, pubblicati in URSS solo con la glasnost.
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