Teatro
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il teatro sovietico ereditò Stanislavskij e il Teatro d’arte, fucilò Mejerchol’d, fece rappresentare Bulgakov per il piacere di Stalin e negli anni Sessanta divenne, con il Sovremennik e la Taganka di Ljubimov e Vysockij, il luogo più libero dell’Unione, dove il pubblico faceva la coda dalla notte per sentire ciò che non si poteva dire altrove. Seicento teatri a prezzi da nulla, gli attori come santi laici, e i registi privati della cittadinanza: il palcoscenico fu la valvola e il termometro del regime.
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Stanislavskij e Mejerchol’d
Il Teatro d’arte di Mosca di Stanislavskij e Nemirovič-Dančenko, fondato nel 1898 e diventato l’accademico MChAT, sopravvisse alla rivoluzione con il suo «sistema» e i suoi Čechov, e fu il modello imposto a tutti; Vsevolod Mejerchol’d, il regista dell’avanguardia, della «biomeccanica» e del teatro politico degli anni Venti, fu privato del teatro nel 1938, arrestato nel 1939, torturato e fucilato nel febbraio 1940, con la moglie assassinata nell’appartamento. Tairov, Vachtangov e il teatro ebraico di Michoels, ucciso nel 1948, completano il quadro di un’avanguardia distrutta.
Stalin a teatro
Stalin andava a teatro: vide quindici volte «I giorni dei Turbin» di Bulgakov al MChAT, il dramma sui bianchi di Kiev che i critici volevano vietare, e lo protesse mentre vietava il resto dell’autore; i drammaturghi ufficiali, da Afinogenov a Pogodin con i suoi Lenin, riempivano i cartelloni con i conflitti di produzione, e i classici russi e Shakespeare erano il rifugio degli attori. Il MChAT, il Malyj, il Bol’šoj furono trasformati in teatri accademici di Stato con i titoli e le pensioni, e i teatri delle repubbliche nelle lingue nazionali con i testi tradotti.
Il disgelo
Nel 1956 gli allievi del MChAT guidati da Oleg Efremov fondarono il Sovremennik, «Contemporaneo», con i drammi di Rozov e Volodin sulla vita vera; nel 1964 Jurij Ljubimov prese il teatro della Taganka e ne fece il palcoscenico più celebre dell’Unione, con le regie di Brecht, di «Dieci giorni che sconvolsero il mondo», dell’«Amleto» con Vysockij nel 1971, dei «Vivi e morti», in una lotta continua con la censura che vietava gli spettacoli dopo le prove generali; a Leningrado il BDT di Tovstonogov e a Mosca Efros erano gli altri poli. Il pubblico faceva la coda di notte per i biglietti, e i «biglietti in più» erano una valuta.
Il teatro come libertà
La sala era l’unico luogo pubblico in cui si poteva ridere della realtà con il permesso della finzione: le pause, i gesti, le battute dei classici dette in un certo modo, gli applausi a scena aperta erano un dialogo tra il palcoscenico e il pubblico che la censura non poteva trascrivere. I drammi di Vampilov, morto nel 1972, e di Arbuzov, le commedie di Rjazanov e Braginskij, le «pièce su Lenin» di Šatrov con cui si diceva l’indicibile: il teatro fu la letteratura pubblica del periodo Brežnev. Nel 1984 Ljubimov, rimasto all’estero, fu privato della cittadinanza.
Dopo il 1991
Ljubimov tornò alla Taganka nel 1989, la glasnost portò in scena i testi proibiti e il pubblico si disperse con la libertà e con la povertà; gli anni Duemila hanno visto la rinascita, con Serebrennikov e il Gogol’-centr, e poi la repressione, con il processo del 2017 al regista, la chiusura del suo teatro nel 2022, gli attori e i registi contrari alla guerra licenziati o emigrati, e le pièce sotto denuncia. Il teatro russo è di nuovo il termometro: la regista Berkovič e la drammaturga Petrijčuk sono in prigione dal 2023 per uno spettacolo.
Curiosità
- Stalin vide «I giorni dei Turbin» di Bulgakov al MChAT almeno quindici volte tra il 1926 e il 1940; alla domanda perché proteggesse un dramma sui bianchi rispose che mostrava la forza dei bolscevichi che li avevano vinti.
- Mejerchol’d fu fucilato il 2 febbraio 1940 dopo mesi di torture, e la moglie Zinaida Rajch fu assassinata nel loro appartamento nel luglio 1939 con diciassette coltellate; il regista fu riabilitato nel 1955.
- Per l’«Amleto» di Vysockij alla Taganka, dal 1971 al 1980, le code per i biglietti cominciavano di notte e le liste erano tenute dagli spettatori; l’ultima recita fu il 18 luglio 1980, una settimana prima della morte dell’attore.
- Jurij Ljubimov, privato della cittadinanza sovietica nel 1984 mentre lavorava a Londra, mise in scena all’estero le opere che aveva vietate; tornò nel 1989 e diresse la Taganka fino al 2011.
Valutazione critica
Il teatro sovietico fu la più antica e la più libera delle arti dell’Unione: ereditò la tradizione russa, ne pagò l’avanguardia con Mejerchol’d, e negli anni Sessanta e Settanta trovò nella sala la libertà che la stampa non aveva, con un pubblico che sapeva leggere le pause. Il regime lo tollerava perché una sala è piccola, e lo colpiva quando la voce usciva.
La Russia che imprigiona una regista per uno spettacolo nel 2023 ha riportato il teatro alla funzione del 1970, con la differenza che il pubblico può andarsene: molti lo hanno fatto.
FAQ – Domande frequenti
Chi era Mejerchol’d? Il più grande regista dell’avanguardia sovietica, creatore della biomeccanica e del teatro politico degli anni Venti: privato del teatro nel 1938, arrestato nel 1939 e fucilato nel 1940 nel Grande terrore.
Che cos’era la Taganka? Il teatro di Mosca diretto da Jurij Ljubimov dal 1964, con Vysockij tra gli attori: il palcoscenico più libero dell’URSS negli anni Settanta, in lotta continua con la censura.
Quanto costava andare a teatro? Pochi rubli o meno, con i prezzi politici e i seicento teatri di Stato: il problema non era il prezzo ma trovare i biglietti per gli spettacoli richiesti, con le code notturne.
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