Musica
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Šostakovič denunciato dalla Pravda nel 1936, Prokof’ev morto lo stesso giorno di Stalin, Rostropovič espulso per aver ospitato Solženicyn, il jazz «arma del capitalismo» e il rock registrato sulle lastre radiografiche: la musica sovietica visse tra i conservatori migliori del mondo, la censura e i sotterranei, con l’estrada di Stato e la Pugačëva da un lato, i bardi con la chitarra e il rock club di Leningrado dall’altro. «Peremen», «Vogliamo il cambiamento» dei Kino, fu l’inno della fine.
In questa pagina
La musica colta
L’URSS ereditò le scuole di Pietroburgo e di Mosca e le finanziò come un vanto: i conservatori, il concorso Čajkovskij dal 1958, vinto dall’americano Van Cliburn in piena Guerra fredda, i solisti come Richter, Gilel’s, Ojstrach e Rostropovič, le orchestre e il Bol’šoj. I compositori furono sorvegliati: nel 1936 la Pravda attaccò Šostakovič con «Caos invece di musica» per la «Lady Macbeth», e nel 1948 il decreto di Ždanov condannò il «formalismo» di Šostakovič, Prokof’ev e Chačaturjan, costretti a pentirsi; Šostakovič scrisse le sinfonie con il doppio fondo, Prokof’ev morì il 5 marzo 1953, lo stesso giorno di Stalin, senza fiori perché erano tutti per il dittatore.
L’estrada
La musica leggera di Stato, l’«estrada», passava per l’Unione dei compositori e per i concerti ufficiali: Utësov e il jazz addomesticato, Šul’ženko con «Il fazzoletto azzurro» della guerra, Magomaev, Kobzon, le canzoni di Pachmutova e Dobronravov sui cosmonauti e i cantieri, il festival «Canzone dell’anno» in televisione, e dagli anni Settanta Alla Pugačëva, con «Arlecchino» nel 1975 e «Un milione di rose rosse» nel 1982, la diva che l’Unione si permise. I dischi uscivano dalla Melodija, l’unica casa discografica, che decideva chi esisteva.
I bardi
Fuori dai canali ufficiali la canzone d’autore, i «bardi» con la chitarra registrati sui magnetofoni e passati di mano in mano: Bulat Okudžava con le ballate dell’Arbat, Aleksandr Galič, con i testi sui campi e sulla menzogna, espulso nel 1974, e Vladimir Vysockij, l’attore della Taganka con la voce roca, le canzoni sulla guerra, sui detenuti, sui lupi e sull’alcol, mai pubblicato in disco da vivo e ascoltato da tutta l’Unione, dai camionisti al Politburo. Ai suoi funerali, nel luglio 1980, durante le Olimpiadi, la folla di Mosca fu la più grande dai tempi di Stalin.
Il jazz e il rock
Il jazz fu perseguitato negli anni Quaranta e Cinquanta, «oggi suona il jazz, domani tradisce la patria», e tollerato dagli anni Sessanta; il rock arrivò con i Beatles sulle lastre radiografiche incise clandestinamente, «la musica sulle costole», e con i gruppi degli anni Settanta, Mašina vremeni, Akvarium di Grebenščikov, e poi il rock club di Leningrado del 1981, aperto con la benedizione del KGB per controllare, dove nacquero i Kino di Viktor Coj, la DDT, gli Alisa: con la perestrojka «Peremen» dei Kino, «Cambiamento, vogliamo il cambiamento», fu l’inno della fine, e Coj morì in un incidente nel 1990 a ventotto anni.
Dopo il 1991
La musica russa ha avuto il mercato, la pop e il rap, e ha perso i finanziamenti della cultura alta; Rostropovič tornò per suonare sulle barricate dell’agosto 1991; la Pugačëva, per cinquant’anni la voce del paese, ha lasciato la Russia nel 2022 contro la guerra, con i rocker degli anni Ottanta, mentre le canzoni sovietiche e le star dell’estrada fedeli al Cremlino riempiono i concerti patriottici. «Peremen» è vietata negli stadi bielorussi dal 2020 e cantata nelle piazze.
Curiosità
- Prokof’ev morì il 5 marzo 1953, lo stesso giorno di Stalin: i giornali diedero la notizia dopo giorni, e per i suoi funerali non si trovarono fiori né musicisti, tutti requisiti per il dittatore.
- Negli anni Cinquanta i dischi occidentali erano copiati clandestinamente su lastre radiografiche usate, con il solco inciso sopra le costole e i crani: la «musica sulle ossa» costava un rublo e durava poche settimane.
- Vysockij non ebbe un disco ufficiale in vita, ma le sue registrazioni domestiche erano in milioni di case; Brežnev le ascoltava, e al funerale del 28 luglio 1980 la folla riempì la Taganka e le strade nonostante le Olimpiadi in corso.
- Il rock club di Leningrado, aperto nel marzo 1981 nella sede sotto controllo del KGB, permise ai gruppi di suonare in cambio dei testi approvati: fu la culla del rock sovietico e della sua fine.
Valutazione critica
La musica sovietica fu una delle grandi scuole del Novecento e la sua vittima: finanziò i conservatori e umiliò i compositori, produsse l’estrada per tutti e costrinse i bardi e il rock nei magnetofoni, e finì con una canzone che chiedeva il cambiamento cantata da un ragazzo di Leningrado con il KGB in sala. Il potere sapeva che la musica era pericolosa, e aveva ragione.
La partenza della Pugačëva nel 2022 e il divieto di «Peremen» a Minsk dicono che la musica è ancora il termometro: le canzoni sovietiche sono di chi le canta, e oggi le cantano contro.
FAQ – Domande frequenti
Quali furono i grandi compositori sovietici? Šostakovič, Prokof’ev, Chačaturjan, e poi Schnittke, Gubajdulina e Denisov nell’avanguardia semi-clandestina; tutti furono attaccati dal potere, con la Pravda del 1936 e il decreto di Ždanov del 1948.
Chi erano i bardi? I cantautori con la chitarra, registrati sui magnetofoni e diffusi senza dischi: Okudžava, Galič e soprattutto Vysockij, la voce più amata dell’URSS, mai pubblicato ufficialmente in vita.
Esisteva il rock in URSS? Sì, dagli anni Settanta nei sotterranei e dal 1981 nel rock club di Leningrado sotto controllo del KGB: i Kino di Coj, Akvarium e DDT divennero con la perestrojka la voce del cambiamento.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.