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Buran

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il Buran, «tempesta di neve», fu la risposta sovietica allo Shuttle: una navetta quasi identica all’americana, costruita per paura che lo Shuttle servisse a bombardare Mosca dallo spazio, con il razzo Energia, il più potente dopo il Saturn V, e un sistema di volo automatico che lo Shuttle non aveva. Volò una sola volta, il 15 novembre 1988, senza equipaggio, due orbite e un atterraggio perfetto nel vento, e non volò più: l’Unione finì, il programma con lei, e nel 2002 il tetto dell’hangar lo schiacciò.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Buran
Razzo sulla rampa di Baikonur all’alba, steppa e torri di servizio nella nebbia.

La decisione

Nel 1976 il Politburo, allarmato dalle analisi militari secondo cui lo Shuttle americano avrebbe potuto sganciare bombe nucleari su Mosca in pochi minuti o rubare i satelliti sovietici, decise di costruire un sistema equivalente: il programma Energia-Buran, affidato alla NPO Energia di Glusko per il razzo e all’ufficio Molnija di Lozino-Lozinskij per la navetta, con oltre mille imprese e un milione di persone coinvolte. Fu il programma più costoso della storia spaziale sovietica, tra i sedici e i venti miliardi di rubli, e fu tenuto segreto fino al lancio.

La navetta

Il Buran somigliava allo Shuttle perché le leggi dell’aerodinamica lo imponevano e perché i sovietici avevano studiato i documenti americani, ma differiva nella sostanza: i motori principali erano sul razzo Energia, non sulla navetta, che era quindi più leggera e poteva portare trenta tonnellate; il sistema di atterraggio era automatico, con il computer che gestiva rientro e discesa; i motori a reazione per il volo atmosferico furono previsti e poi tolti. Le 38.000 piastrelle termiche, i test con il prototipo OK-GLI a reazione e il trasporto sull’An-225 Mriya costruito apposta completavano un progetto che riproduceva ogni cosa in casa.

Il volo

Il 15 novembre 1988, dopo un rinvio di due settimane, il Buran decollò da Baikonur sull’Energia alle 6.00 del mattino, compì due orbite in 206 minuti e atterrò automaticamente sulla pista di Jubilejnyj con un vento laterale di 60 chilometri all’ora, con una precisione di pochi metri: nessuna navetta aveva mai volato senza equipaggio, e i sovietici lo presentarono come la prova della superiorità del proprio sistema. A bordo non c’era nessuno perché nessuno si fidava; il secondo volo, con equipaggio, fu fissato per il 1991 e mai eseguito.

La fine

Con la crisi dell’Unione i fondi sparirono: il secondo orbiter, la Ptička, restò al 95 per cento negli hangar di Baikonur, il terzo a metà, gli altri due furono demoliti; nel 1993 El’cin chiuse ufficialmente il programma. Il Buran che aveva volato fu parcheggiato nell’hangar del cosmodromo con un modello dell’Energia, e il 12 maggio 2002 il tetto crollò per la trascuratezza, distruggendolo e uccidendo otto operai; la Ptička è ancora nell’hangar, contesa tra Russia e Kazakistan, e il prototipo atmosferico OK-GLI è al museo di Speyer, in Germania.

L’eredità

Il Buran fu il gigantismo sovietico nella sua ultima forma: un programma da venti miliardi per copiare un veicolo di cui non si capiva l’uso, riuscito tecnicamente e inutile, che sottrasse alla Mir e alle sonde i fondi degli ultimi anni. L’Energia, capace di cento tonnellate in orbita, volò due volte e fu abbandonata; l’An-225 costruito per trasportare la navetta è stato distrutto in Ucraina nel 2022. Resta l’atterraggio automatico del 1988, che gli Shuttle non seppero mai fare.

Curiosità

  • Il Buran atterrò il 15 novembre 1988 con un vento laterale che superava i limiti dello Shuttle: il computer scelse una virata inattesa per allinearsi, e i tecnici a terra pensarono per un minuto che fosse fuori controllo.
  • L’An-225 Mriya, il più grande aereo del mondo, fu costruito nel 1988 per trasportare il Buran sul dorso da Mosca a Baikonur: la navetta è stata distrutta nel 2002, l’aereo nel 2022 a Hostomel’.
  • La Ptička, il secondo Buran completo al 95 per cento, è chiusa da trent’anni in un hangar di Baikonur di proprietà kazaka: nel 2021 i vandali vi hanno scritto sopra, e i suoi «proprietari» si contendono i diritti.
  • Il prototipo OK-GLI, che fece i voli di prova a reazione, è arrivato al museo di Speyer nel 2008 dopo un viaggio da Sydney al Bahrein e al Reno: è l’unico Buran visitabile.

Valutazione critica

Il Buran è il simbolo dell’URSS che copiava ciò che non capiva: un programma nato dalla paura, costato quanto anni di ricerca civile, riuscito in un volo e abbandonato con lo Stato, con la navetta lasciata sotto un tetto che le cadde addosso. Tecnicamente superò lo Shuttle in una cosa, l’automazione, e non servì a nulla.

Il suo destino, distrutto dalla trascuratezza a Baikonur mentre l’aereo che lo portava veniva distrutto dalla guerra a Kiev, riassume l’eredità spaziale sovietica: grandezza costruita insieme e perduta separatamente.

FAQ – Domande frequenti

Quante volte volò il Buran? Una sola, il 15 novembre 1988, senza equipaggio: due orbite in 206 minuti e un atterraggio automatico a Baikonur; il secondo volo previsto per il 1991 non ebbe mai luogo.

Perché somigliava allo Shuttle? Perché l’aerodinamica imponeva forme simili e perché i progettisti avevano studiato i documenti americani; ma i motori erano sul razzo Energia e l’atterraggio era automatico, a differenza dello Shuttle.

Che fine ha fatto? L’esemplare che volò fu distrutto il 12 maggio 2002 dal crollo dell’hangar di Baikonur, con otto morti; il secondo orbiter è abbandonato nello stesso cosmodromo, un prototipo è al museo di Speyer.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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