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Sojuz

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Progettata negli anni Sessanta da Korolëv per la Luna, la Sojuz è la navicella spaziale più longeva della storia: oltre 150 voli con equipaggio dal 1967 a oggi, il primo con la morte di Komarov, l’ultimo con i cosmonauti della stazione internazionale, e per dieci anni, dopo il ritiro dello Shuttle, l’unico veicolo al mondo capace di portare persone in orbita. Il razzo che la lancia, erede dell’R-7 del 1957, ha volato quasi duemila volte. È l’oggetto sovietico più affidabile mai costruito.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Soyuz
Razzo sulla rampa di Baikonur all’alba, steppa e torri di servizio nella nebbia.

Il progetto

La Sojuz, « Unione», nacque nel 1962 nell’ufficio di Korolëv come veicolo per le missioni lunari, con tre moduli: il modulo orbitale sferico per la vita a bordo, il modulo di discesa a forma di campana con i tre sedili, l’unico che rientra, e il modulo di servizio con i motori e i pannelli solari; poteva attraccare, manovrare e restare in orbita per settimane. Il primo volo, il 23 aprile 1967, fu un disastro: la Sojuz 1, lanciata per una data politica con decine di difetti noti, perse i sistemi e il paracadute non si aprì, e Vladimir Komarov morì all’impatto, primo uomo a morire in un volo spaziale.

Gli anni Settanta

Nel gennaio 1969 le Sojuz 4 e 5 realizzarono il primo attracco tra veicoli con equipaggio e il trasferimento di due cosmonauti nello spazio; nel giugno 1971 la Sojuz 11, di ritorno dalla stazione Saljut 1, perse la pressione per una valvola e i tre cosmonauti morirono senza tute: da allora le Sojuz portano due persone in tuta, poi tre con la Sojuz T del 1980. Nel luglio 1975 la Sojuz 19 si agganciò all’Apollo americano; nel 1979 la Sojuz-Interkosmos portò in orbita i cosmonauti dei paesi socialisti, dal cecoslovacco Remek al cubano Tamayo, primi non americani e non sovietici nello spazio.

Le versioni

La Sojuz T degli anni Ottanta, la TM del 1986 per la Mir, la TMA del 2002 con i sedili adattati agli astronauti americani, la MS dal 2016 con l’elettronica digitale: il progetto è rimasto lo stesso, aggiornato con prudenza, con il rientro balistico d’emergenza e il sistema di salvataggio sulla rampa che nel 1983 salvò due cosmonauti dall’esplosione del razzo e nel 2018 due dalla rottura del vettore in volo. Il razzo Sojuz, l’erede diretto dell’R-7 di Korolëv, è il lanciatore più usato della storia, con oltre 1.900 lanci da Baikonur, Plesetsk e, dal 2011 al 2022, dalla Guyana francese.

Il taxi dello spazio

Con il ritiro dello Shuttle nel 2011 la Sojuz diventò per nove anni l’unico veicolo al mondo per raggiungere la Stazione spaziale internazionale: la NASA pagò alla Russia fino a ottanta milioni di dollari per ogni posto, e gli astronauti americani, europei e giapponesi impararono il russo e si addestrarono alla Città delle stelle. I primi turisti spaziali, da Dennis Tito nel 2001, volarono con le Sojuz; dal 2020 le capsule americane private hanno chiuso il monopolio, e la Russia e la NASA si scambiano i posti.

Oggi

La Sojuz MS continua a volare verso la Stazione spaziale internazionale due volte l’anno, con equipaggi russi e uno scambio di astronauti americani, nonostante la guerra e le sanzioni; la perdita di refrigerante della MS-22 nel dicembre 2022 e i problemi dei razzi mostrano l’invecchiamento. La navicella progettata per la Luna nel 1962 è ancora in servizio nel 2025, senza successore pronto: la Orël, annunciata da quindici anni, non ha ancora volato.

Curiosità

  • Vladimir Komarov, morto nella Sojuz 1 il 24 aprile 1967, sapeva che la navicella aveva decine di difetti; il volo fu mantenuto per il cinquantenario della rivoluzione e Gagarin, suo riserva, avrebbe voluto sostituirlo.
  • Il 26 settembre 1983 il razzo Sojuz esplose sulla rampa di Baikonur due secondi prima del lancio: il sistema di salvataggio strappò via la capsula e i due cosmonauti atterrarono a quattro chilometri, illesi.
  • Dal 2011 al 2020 la NASA acquistò dalla Russia oltre settanta posti sulle Sojuz, per un totale di circa quattro miliardi di dollari: il programma spaziale russo visse anche di questo.
  • Il razzo Sojuz ha oltre 1.900 lanci dal 1966, il più usato della storia; il suo progetto di base è l’R-7 che nel 1957 lanciò lo Sputnik.

Valutazione critica

La Sojuz è ciò che l’ingegneria sovietica ha lasciato di più durevole: un progetto degli anni Sessanta tanto solido da servire il mondo intero per mezzo secolo, migliorato senza essere sostituito, pagato all’inizio con la vita di Komarov e dei tre della Sojuz 11 per le fretta politiche. Fu la navicella della Luna mancata che divenne il taxi dell’orbita.

Che la Russia non abbia ancora un successore, dopo quindici anni di annunci, dice che l’eredità di Korolëv è stata usata e non rinnovata; la Sojuz vola perché fu progettata bene, non perché chi la usa lo sia altrettanto.

FAQ – Domande frequenti

Quanti voli ha fatto la Sojuz? Oltre 150 voli con equipaggio dal 1967 a oggi, più i cargo Progress derivati; il razzo Sojuz ha superato i 1.900 lanci, il record di qualsiasi lanciatore.

Chi è morto sulle Sojuz? Vladimir Komarov nella Sojuz 1 del 1967, per il mancato apertura del paracadute, e Dobrovol’skij, Volkov e Pacaev nella Sojuz 11 del 1971, per la depressurizzazione al rientro: le uniche vittime del programma.

La Sojuz è ancora in servizio? Sì: le Sojuz MS portano gli equipaggi alla Stazione spaziale internazionale, con astronauti americani a bordo per scambio di posti; il successore russo Orël non ha ancora volato.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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