Corsa allo spazio
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il 4 ottobre 1957 un «bip» dal cielo sconvolse l’America: lo Sputnik aprì una gara di dodici anni in cui l’URSS vinse ogni tappa fino al 1965 e gli Stati Uniti l’unica che contava, la Luna, il 20 luglio 1969. Fu una guerra di propaganda combattuta con i missili della deterrenza, con i cosmonauti come eroi e i fallimenti come segreti; finì nel 1975 con la stretta di mano in orbita tra Apollo e Sojuz, e l’URSS negò per vent’anni di aver mai corso per la Luna.
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Lo choc dello Sputnik
Il satellite sovietico del 1957, e la conferma un mese dopo con Laika, mostrarono agli americani che l’URSS aveva un missile intercontinentale e che li aveva battuti in tecnologia: il «momento Sputnik» produsse la NASA nel 1958, l’agenzia militare ARPA, la legge sull’istruzione scientifica e il panico del «missile gap». Chruščëv usò ogni lancio come argomento politico, con le date scelte per i congressi e le visite di Stato, e il programma, gestito dai costruttori dei missili, era la vetrina della deterrenza.
I primati sovietici
Gagarin il 12 aprile 1961 batté di tre settimane il volo suborbitale di Shepard e umiliò il nuovo presidente Kennedy, che il 25 maggio promise al Congresso la Luna entro il decennio; l’URSS rispose con Titov, con il volo di gruppo del 1962, con Tereškova nel 1963, con i tre cosmonauti stipati nella Voschod del 1964 senza tute per battere le Gemini e con Leonov fuori dalla capsula nel marzo 1965, dieci settimane prima degli americani. Ogni primato era ottenuto con rischi che l’Occidente non avrebbe accettato, e i fallimenti, dai cosmonauti epurati dalle fotografie ai lanci falliti, non esistevano.
La rimonta americana
Dal 1965 le Gemini americane, con le manovre orbitali, gli attracchi e le lunghe permanenze, superarono i sovietici, mentre l’URSS discuteva ancora se e come andare sulla Luna e divideva i fondi tra Korolëv, Čelomej e Glusko; la morte di Korolëv nel 1966, quella di Komarov sulla Sojuz 1 nel 1967 e le esplosioni del razzo N1 nel 1969 chiusero la partita. L’Apollo 8 orbitò intorno alla Luna nel dicembre 1968 e l’Apollo 11 vi atterrò il 20 luglio 1969; la Luna 15 sovietica, mandata a prelevare campioni negli stessi giorni, si schiantò mentre Armstrong camminava.
La negazione
L’URSS non trasmise lo sbarco e sostenne che non aveva mai voluto mandare uomini sulla Luna, preferendo le sonde automatiche: la Luna 16 riportò campioni nel settembre 1970 e il Lunochod vi girò per mesi, e la propaganda ne fece la prova della saggezza sovietica. Il razzo N1 e i programmi lunari furono cancellati dalla storia fino al 1989, quando la glasnost mostrò i resti dei moduli lunari negli hangar di Baikonur; i cosmonauti addestrati per la Luna raccontarono la verità da pensionati.
La distensione in orbita
Il 17 luglio 1975 una Apollo e una Sojuz si agganciarono in orbita e Stafford e Leonov si strinsero la mano davanti alle telecamere: fu la fine simbolica della corsa e il simbolo della distensione, con i due programmi che dopo il 1991 sarebbero diventati un solo programma con la Stazione spaziale internazionale. Oggi la gara è ripartita con la Cina e con i privati americani, e la Russia, che l’aveva iniziata, non è più in grado di correre.
Curiosità
- Il 25 maggio 1961, sei settimane dopo Gagarin, Kennedy chiese al Congresso di portare un uomo sulla Luna entro il decennio: il programma Apollo costò 25 miliardi di dollari, il quattro per cento del bilancio federale nel 1966.
- Nella Voschod 1 del 1964 tre cosmonauti volarono senza tute spaziali e senza seggiolini eiettabili per farli stare in una capsula da uno: il primato dell’equipaggio multiplo fu ottenuto rinunciando a ogni sicurezza.
- La sonda Luna 15 si schiantò sulla Luna il 21 luglio 1969, poche ore prima del decollo dell’Apollo 11 dalla superficie: l’ultimo tentativo di battere gli americani, almeno con i campioni di suolo.
- I cosmonauti esclusi dal programma furono cancellati dalle fotografie di gruppo, come i dirigenti epurati: le foto ritoccate dei «cosmonauti fantasma» alimentarono per decenni le leggende su morti segrete.
Valutazione critica
La corsa allo spazio fu la Guerra fredda nella sua forma più pura, combattuta per l’immagine con i mezzi della deterrenza: l’URSS vinse le tappe che richiedevano audacia e segreto, e perse quella che richiedeva organizzazione, soldi e trasparenza. I primati sovietici furono veri, e ottenuti mettendo in gioco vite che il sistema considerava spendibili; la Luna fu il punto in cui l’audacia non bastò.
La negazione della corsa lunare fino al 1989 è il dettaglio più sovietico della vicenda: un paese che rifiutava di aver perso riscrivendo di non aver mai giocato.
FAQ – Domande frequenti
Chi vinse la corsa allo spazio? L’URSS vinse quasi tutti i primati fino al 1965, dallo Sputnik a Gagarin alla passeggiata di Leonov; gli Stati Uniti vinsero la Luna nel 1969, l’obiettivo che Kennedy aveva fissato come traguardo della gara.
L’URSS provò ad andare sulla Luna? Sì, con il razzo N1 e i moduli lunari, ma il programma fallì dopo la morte di Korolëv e le quattro esplosioni dell’N1; fu cancellato nel 1974 e negato ufficialmente fino al 1989.
Come finì la corsa? Con la missione congiunta Apollo-Sojuz del luglio 1975, la stretta di mano in orbita tra Stafford e Leonov, e dopo il 1991 con la Stazione spaziale internazionale costruita insieme.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.