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Carbone

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il carbone fu il combustibile dei piani quinquennali e il mestiere più celebrato e più pericoloso dell’Unione: Stachanov e le sue 102 tonnellate, il Donbass, il Kuzbass e Karaganda, i minatori pagati meglio di tutti e sepolti a migliaia ogni anno, il Gulag di Vorkuta. Nel 1988 l’URSS estraeva 770 milioni di tonnellate; nel 1989 i minatori scioperarono per il sapone e nel 1991 abbandonarono l’Unione. Le miniere del Donbass sono oggi un campo di battaglia.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Carbone
Miniera a cielo aperto negli Urali: gradoni giganteschi, camion da cava, foschia industriale.

I bacini

Il Donbass ucraino, sfruttato dall’Ottocento, forniva nel 1913 quasi nove decimi del carbone russo; il primo piano quinquennale aprì il Kuzbass siberiano e Karaganda in Kazakistan, la «terza base carbonifera», costruita dai deportati; la guerra aggiunse Vorkuta nell’Artico, scavata dal Gulag, e il dopoguerra i giganteschi giacimenti a cielo aperto di Ekibastuz e del bacino di Kansk-Ačinsk, con le centrali elettriche costruite sulle miniere. La produzione passò dai 166 milioni di tonnellate del 1940 ai 510 del 1960 e ai 772 del 1988, tra le prime tre del mondo.

I minatori

Il minatore era l’operaio modello dell’Unione: Aleksej Stachanov, che il 31 agosto 1935 estrasse in un turno 102 tonnellate di carbone, quattordici volte la norma, con l’aiuto di due assistenti che la propaganda non nominò, diede il nome a un movimento che alzò le norme di tutti; i minatori avevano i salari più alti, le pensioni anticipate, la loro festa, l’ultima domenica di agosto dal 1948, e le città a loro dedicate. Avevano anche la silicosi, le esplosioni di grisou e i crolli: le vittime del carbone sovietico furono migliaia ogni anno, in miniere profonde e antiquate.

Il carbone del Gulag

Vorkuta e Inta nell’Artico, Karaganda in Kazakistan, una parte del Kuzbass e di Sachalin furono scavate dai detenuti: il Vorkutlag arrivò a 73.000 prigionieri, il Karlag a decine di migliaia, e i deportati tedeschi, polacchi e baltici popolarono le città minerarie. Le miniere aperte dal Gulag continuarono con lavoratori liberi dopo il 1953, e le città che ne nacquero vivono ancora, o muoiono, di quel carbone.

Il 1989

Il 10 luglio 1989 i minatori di Meždurečensk, nel Kuzbass, si fermarono per le condizioni di lavoro e la mancanza di sapone; in due settimane lo sciopero coinvolse il Donbass, Karaganda e Vorkuta, con oltre 400.000 partecipanti e i comitati di sciopero che presero il controllo delle città. Gorbačëv cedette sulle rivendicazioni, i minatori fondarono un sindacato indipendente, e nel 1991 furono i primi a chiedere le dimissioni del presidente e a sostenere El’cin: la classe operaia modello aveva abbandonato lo Stato operaio.

Dopo il 1991

Il crollo dell’Unione chiuse centinaia di miniere non redditizie, con i programmi della Banca mondiale e le città del Donbass, di Vorkuta e di Karaganda ridotte a scavi illegali, i «kopanki», e a disoccupazione; il Kuzbass invece è cresciuto con le miniere a cielo aperto fino a fornire quasi due terzi del carbone russo. Dal 2014 le miniere del Donbass sono in guerra, allagate e abbandonate; il carbone sovietico, che alimentò un impero, finisce tra le rovine.

Curiosità

  • Il record di Stachanov del 1935 fu ottenuto con due aiutanti che puntellavano e sgomberavano mentre lui abbatteva con il martello pneumatico: la propaganda contò solo lui, e le norme furono alzate per tutti.
  • La giornata del minatore, l’ultima domenica di agosto, fu istituita nel 1947-48 per il tredicesimo anniversario del record di Stachanov ed è ancora festa in Russia, Ucraina e Kazakistan.
  • La miniera di Ekibastuz, in Kazakistan, è uno dei più grandi scavi a cielo aperto del mondo: Solženicyn vi fu detenuto nel campo speciale, e vi ambientò «Una giornata di Ivan Denisovič».
  • Nel 1989 la prima rivendicazione dei minatori del Kuzbass fu il sapone per lavarsi dopo il turno: nei bagni delle miniere non c’era da mesi.

Valutazione critica

Il carbone sovietico fu estratto con il mito e con il Gulag: lo stachanovismo che alzava le norme e i detenuti che scavavano nell’Artico furono due facce dello stesso metodo, la mobilitazione senza riguardo per chi lavorava. I minatori, pagati meglio di tutti e sepolti a migliaia, furono la classe più celebrata e la prima a voltare le spalle al sistema.

Le miniere allagate del Donbass e le città vuote di Vorkuta sono ciò che resta di un’industria costruita per la quantità; il Kuzbass a cielo aperto, con la neve nera di Kemerovo, ne è la continuazione.

FAQ – Domande frequenti

Quanto carbone produceva l’URSS? 772 milioni di tonnellate nel 1988, il massimo storico, tra le prime tre produzioni mondiali; nel 1940 erano 166 milioni.

Dove si estraeva? Nel Donbass in Ucraina, nel Kuzbass in Siberia, a Karaganda ed Ekibastuz in Kazakistan, a Vorkuta nell’Artico e nei bacini minori degli Urali, di Mosca e dell’Estremo Oriente.

Che cosa accadde nel 1989? Il primo sciopero di massa dell’URSS dal 1920: oltre 400.000 minatori si fermarono in luglio per le condizioni di lavoro, ottennero concessioni e fondarono un sindacato indipendente; nel 1991 sostennero El’cin contro Gorbačëv.

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