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Ferro

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il ferro era la religione dei piani quinquennali: dal 1971 l’URSS produsse più acciaio di ogni altro paese, 163 milioni di tonnellate nel 1988, estraendo il minerale da Krivoj Rog, dalla montagna Magnitnaja e dall’anomalia magnetica di Kursk, il giacimento più grande del mondo. Magnitogorsk, Kuzneck, Čerepovec, Azovstal’ a Mariupol’ furono le sue cattedrali; l’acciaio andava ai carri armati, alle rotaie e alle armature, e l’industria che lo faceva è oggi in mano agli oligarchi e sotto le bombe.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Ferro
Miniera a cielo aperto negli Urali: gradoni giganteschi, camion da cava, foschia industriale.

I giacimenti

Il minerale di ferro sovietico veniva dal bacino di Krivoj Rog in Ucraina, sfruttato dall’Ottocento e il più grande fino agli anni Sessanta, dalla montagna Magnitnaja negli Urali, esaurita in quarant’anni per alimentare Magnitogorsk, dai giacimenti di Kačkanar, della penisola di Kola, del Kazakistan settentrionale, e soprattutto dall’anomalia magnetica di Kursk, la più vasta riserva di ferro del pianeta, individuata nell’Ottocento dalla deviazione delle bussole e sfruttata a cielo aperto dagli anni Cinquanta con le miniere di Lebedinskij e Michajlovskij. Nel 1988 l’URSS estraeva oltre 250 milioni di tonnellate di minerale, prima nel mondo.

Le acciaierie

Il primo piano quinquennale costruì i giganti: Magnitogorsk, sul modello di Gary, con gli ingegneri americani, e il combinato di Kuzneck in Siberia, uniti dalla ferrovia in un unico sistema; nel dopoguerra Čerepovec sul Volga, Lipeck sull’anomalia di Kursk, Karaganda e le acciaierie ucraine ricostruite, da Zaporož’e ad Azovstal’ a Mariupol’, del 1933. La produzione di acciaio passò dai 4 milioni di tonnellate del 1913 ai 18 del 1940, ai 65 del 1960 e ai 163 del 1988, il primato mondiale detenuto dal 1971 alla fine.

A che cosa serviva

L’acciaio sovietico andava per la maggior parte all’industria pesante e militare: carri armati, navi, cannoni, rotaie, tubi per i gasdotti, cemento armato per le città di pannelli, macchine utensili e trattori; l’industria leggera e i beni di consumo ne ricevevano una frazione. L’URSS produceva più acciaio degli Stati Uniti e meno di tutto il resto, con un consumo di metallo per unità di prodotto doppio di quello occidentale: gli edifici, le macchine e i veicoli pesavano il doppio, e la ruggine era il paesaggio.

Il costo umano e ambientale

Magnitogorsk fu costruita da contadini in fuga, da detenuti e da deportati; le acciaierie del Donbass dai prigionieri di guerra; Karaganda dal Karlag. Le città dell’acciaio, con le cokerie e gli altiforni nel centro abitato, sono tra le più inquinate dell’ex Unione: a Magnitogorsk e a Lipeck l’aria è tossica, a Mariupol’ lo era prima della guerra. La sicurezza sul lavoro era sacrificata alla norma, e le vittime negli altiforni e nelle acciaierie una routine.

Dopo il 1991

La siderurgia sovietica è passata a pochi proprietari: Mordašov con Severstal’ a Čerepovec, Abramovič e i partner con Evraz, Lisin con Lipeck, Rašnikov con Magnitogorsk, Achmetov con Metinvest in Ucraina; la produzione è dimezzata negli anni Novanta e poi ripresa con l’esportazione. Nel 2022 Azovstal’, l’acciaieria sovietica di Mariupol’, è diventata l’ultimo rifugio dei difensori della città ed è stata distrutta; le acciaierie russe lavorano oggi per la guerra, come nel 1941.

Curiosità

  • L’anomalia magnetica di Kursk fu scoperta nel 1773 da un astronomo che non riusciva a usare la bussola: il giacimento, con riserve stimate in decine di miliardi di tonnellate, fu sfruttato solo dagli anni Cinquanta.
  • La montagna Magnitnaja, che diede il nome a Magnitogorsk, fu scavata fino a scomparire: negli anni Settanta l’acciaieria dovette importare il minerale dal Kazakistan.
  • Nel 1988 l’URSS produsse 163 milioni di tonnellate di acciaio, un quinto della produzione mondiale, più degli Stati Uniti e del Giappone insieme.
  • Azovstal’ a Mariupol’, inaugurata nel 1933, ha resistito nel 2022 per ottantadue giorni all’assedio russo grazie ai bunker sovietici costruiti sotto gli impianti per la guerra nucleare.

Valutazione critica

L’acciaio fu la misura del successo sovietico e della sua cecità: primo produttore del mondo, l’URSS lo usava per costruire ciò che pesava di più e non ciò che serviva, e contava le tonnellate come segno di potenza mentre le sue macchine arrugginivano e le sue città soffocavano. L’industria siderurgica fu il monumento all’economia della quantità.

Che le acciaierie sovietiche siano finite a una manciata di proprietari, e che una di esse sia diventata il simbolo della resistenza ucraina, racconta l’ultimo capitolo di quella storia.

FAQ – Domande frequenti

Quanto acciaio produceva l’URSS? 163 milioni di tonnellate nel 1988, il massimo storico e il primato mondiale, detenuto dal 1971; nel 1940 erano 18 milioni.

Dove si estraeva il ferro? A Krivoj Rog in Ucraina, nell’anomalia magnetica di Kursk, negli Urali, nella penisola di Kola e in Kazakistan; l’URSS era il primo produttore mondiale di minerale di ferro.

Quali erano le acciaierie principali? Magnitogorsk e Kuzneck, costruite nel primo piano quinquennale, Čerepovec, Lipeck, Karaganda, e le acciaierie ucraine di Zaporož’e, Krivoj Rog e Mariupol’.

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