Risorse minerarie dell’URSS
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Primo produttore mondiale di petrolio, gas, minerale di ferro, manganese e potassio, secondo di oro, diamanti e carbone: l’Unione Sovietica era seduta su un sesto delle terre emerse e ne estraeva di tutto, con i geologi che negli anni Trenta mappavano la Siberia scortati dalle guardie del Gulag. Le risorse finanziarono l’industrializzazione e la Guerra fredda, il petrolio tenne in piedi la stagnazione, e dopo il 1991 le miniere sono diventate gli oligarchi.
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Il sottosuolo
Il territorio sovietico conteneva quasi ogni minerale conosciuto: il petrolio di Baku, del Volga e poi della Siberia occidentale, il gas di Urengoj e Jamburg, il carbone del Donbass, del Kuzbass, di Karaganda e di Ekibastuz, il ferro di Krivoj Rog e dell’anomalia magnetica di Kursk, il nichel e il palladio di Noril’sk, il rame degli Urali e del Kazakistan, l’oro della Kolyma e di Muruntau, i diamanti della Jacuzia, l’uranio dell’Asia centrale, l’apatite di Kola, il potassio degli Urali e della Bielorussia, l’amianto, il manganese, i metalli rari. Nessun paese aveva tanto, e nessuno lo ha usato peggio.
La geologia di Stato
L’esplorazione fu un’impresa statale ed epica: il Comitato geologico e poi il ministero della geologia mandarono spedizioni in ogni angolo dell’Unione, e le scoperte degli anni Trenta e Cinquanta, dal nichel di Noril’sk ai diamanti di Mirnyj al petrolio di Samotlor, furono celebrate come vittorie. Molte furono fatte da geologi detenuti, e i giacimenti del Nord e della Siberia furono aperti dal Gulag, con le miniere e le città costruite dai prigionieri; il geologo era un eroe sovietico, e spesso un condannato.
I primati e i costi
Negli anni Ottanta l’URSS estraeva più petrolio, gas, ferro e manganese di ogni altro paese, era seconda per oro e diamanti e tra i primi tre per carbone, rame e nichel; la quantità era l’obiettivo e il costo non contava: i giacimenti migliori furono sfruttati senza risparmio, le tecnologie erano arretrate, le perdite enormi, l’ambiente devastato dalla tundra morta di Noril’sk alle steppe radioattive del Kazakistan. Le risorse andavano all’industria pesante, alle armi e all’esportazione, e il paese che aveva tutto importava grano e beni di consumo.
La rendita
Il petrolio siberiano, scoperto negli anni Sessanta, cambiò l’economia: negli anni Settanta l’esportazione di greggio e gas divenne la principale fonte di valuta, pagò il grano, la tecnologia e i sussidi ai satelliti, e permise di rinviare ogni riforma. Quando il prezzo crollò nel 1986, l’Unione scoprì di dipendere da una rendita: la stagnazione era stata coperta dal petrolio, e la perestrojka arrivò senza soldi.
Dopo il 1991
Le privatizzazioni degli anni Novanta, con i «prestiti in cambio di azioni» del 1995, consegnarono le miniere e i giacimenti a pochi: Noril’sk Nickel, i giacimenti petroliferi, i diamanti di Alrosa, il carbone del Kuzbass, l’acciaio degli Urali, e con essi nacquero gli oligarchi; il Kazakistan e l’Azerbaigian hanno costruito i loro regimi sul petrolio, l’Uzbekistan sull’oro. La Russia di oggi vive di idrocarburi e di metalli come l’URSS degli anni Ottanta, con gli stessi rischi e la stessa incapacità di trasformarli in altro.
Curiosità
- Nel 1988 l’URSS produceva 624 milioni di tonnellate di petrolio, il record di ogni paese fino ad allora, e 770 miliardi di metri cubi di gas: un quinto della produzione mondiale di entrambi.
- L’apatite delle montagne di Kola, scoperta nel 1926, fu estratta dai deportati di Chibinogorsk, oggi Kirovsk: il fosfato per i fertilizzanti dei piani quinquennali veniva dall’Artico.
- Il ministero della geologia sovietico impiegava alla fine degli anni Ottanta oltre mezzo milione di persone: il più grande servizio geologico del mondo.
- Nell’asta dei «prestiti in cambio di azioni» del 1995 Noril’sk Nickel, che vale oggi decine di miliardi, fu ceduta a Potanin per 170 milioni di dollari.
Valutazione critica
Le risorse minerarie furono la fortuna e la maledizione dell’Unione: le pagarono l’industrializzazione, la guerra e la corsa agli armamenti, e le permisero di non riformarsi, coprendo con la rendita il fallimento del piano. Estratte con il lavoro forzato e senza riguardo per l’ambiente, produssero uno Stato ricco di materie prime e povero di tutto il resto.
La continuità con la Russia attuale, dipendente dagli idrocarburi e governata da chi ne controlla la rendita, è la più netta di tutta l’eredità economica sovietica.
FAQ – Domande frequenti
Di quali risorse era ricca l’URSS? Di quasi tutte: petrolio, gas, carbone, ferro, manganese, nichel, rame, oro, diamanti, uranio, potassio, apatite, amianto e metalli rari; negli anni Ottanta era il primo produttore mondiale di petrolio, gas e minerale di ferro.
Chi estraeva le risorse? Negli anni Trenta e Quaranta in gran parte i detenuti del Gulag e i deportati nelle regioni del Nord e della Siberia; dal dopoguerra lavoratori liberi attirati dai salari del Nord.
Che fine hanno fatto le miniere sovietiche? In Russia sono state privatizzate negli anni Novanta e hanno creato gli oligarchi; in Kazakistan, Azerbaigian e Uzbekistan sono la base dei regimi; ovunque restano la principale ricchezza dei paesi ex sovietici.
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