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Realismo socialista

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«La rappresentazione veritiera, storicamente concreta, della realtà nel suo sviluppo rivoluzionario»: con questa formula il congresso degli scrittori del 1934, con Ždanov e Gor’kij, impose a tutte le arti sovietiche un metodo unico, che per sessant’anni dettò romanzi sugli eroi del lavoro, quadri con i trattori, sinfonie ottimiste e statue di Lenin. Fu la teoria dell’arte come propaganda, con la «partiticità» come criterio e il cassetto come alternativa; la Sots Art la parodiò e la nostalgia la colleziona.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Realismo Socialista
Sala di un grande teatro: velluti rossi, palchi dorati, balletto in scena.

La nascita

Il termine comparve nel 1932, dopo il decreto che sciolse le associazioni artistiche degli anni Venti, e fu codificato al primo congresso dell’Unione degli scrittori nell’agosto 1934, con la relazione di Ždanov e la presidenza di Gor’kij, che aveva scritto «La madre» nel 1906 come modello: la letteratura doveva mostrare la realtà «nel suo sviluppo rivoluzionario», cioè come sarebbe stata, educare i lavoratori nello spirito del socialismo ed essere «ingegnere delle anime», secondo la frase di Stalin. Il metodo fu esteso alla pittura, alla scultura, alla musica, all’architettura e al cinema.

I principi

Il realismo socialista aveva tre criteri: la «partijnost’», la partiticità, cioè la coincidenza con la linea del partito; la «narodnost’», la popolarità, cioè la comprensibilità per le masse e l’uso delle forme tradizionali; la «idejnost’», il contenuto ideologico. Ne derivavano l’eroe positivo, l’ottimismo obbligatorio, il lieto fine, la trama con la lotta contro il nemico o il difetto e la vittoria, il divieto del formalismo, cioè di ogni sperimentazione, e della «calunnia» della realtà, cioè della descrizione dei difetti reali. La teoria del «senza conflitto» del dopoguerra, per cui nel socialismo il bene lotta solo con il meglio, fu il punto estremo.

Le opere

Il canone letterario comprendeva «Come fu temprato l’acciaio» di Nikolaj Ostrovskij del 1932, il romanzo del giovane che si sacrifica per la rivoluzione stampato in decine di milioni di copie e insegnato a scuola, «Cemento» di Gladkov, «Il placido Don» di Šolochov, i romanzi di produzione sui cantieri e sui kolchoz, «La giovane guardia» di Fadeev; in pittura i «Nuovi appartamenti» di Laktionov, i banchetti dei kolchoz di Gerasimov, i ritratti del capo; in scultura l’«Operaio e la kolchoziana»; in musica le cantate e le canzoni di massa; nel cinema le commedie di Aleksandrov e i film sugli eroi; in architettura le colonne e le guglie. Il metodo produsse anche opere vere, dove gli artisti seppero usarne le forme.

Le crisi

Il disgelo mise in discussione il metodo senza abolirlo: la «letteratura sincera» chiesta da Pomerancev nel 1953, i romanzi di Dudincev e di Solženicyn con gli eroi negativi e le realtà sgradite, la pittura dello «stile severo» con gli operai senza sorriso, e negli anni Settanta la parodia della Sots Art di Komar e Melamid, che dipingevano Stalin con le muse e le proprie firme come slogan. Ufficialmente il realismo socialista restò il metodo dell’Unione degli scrittori fino al 1991; di fatto dagli anni Settanta era una formula senza contenuto, ripetuta nei congressi e ignorata negli studi.

L’eredità

Dopo il 1991 i quadri del realismo socialista sono passati dai depositi ai collezionisti e alle mostre di rivalutazione, con la nostalgia estetica per gli operai sorridenti e il kitsch dei ritratti di Stalin; gli storici dell’arte lo studiano come il più grande esperimento di arte di Stato del Novecento, e la Cina, la Corea del Nord e il Vietnam ne hanno le proprie versioni. Nella Russia della guerra i manifesti con la «Z», i concerti patriottici e i film di Stato ne riproducono la funzione, senza la teoria.

Curiosità

  • «Come fu temprato l’acciaio» di Ostrovskij, scritto dall’autore cieco e paralizzato tra il 1930 e il 1934, fu stampato in URSS in oltre trentacinque milioni di copie ed è ancora un libro di culto in Cina.
  • La frase «gli scrittori sono gli ingegneri delle anime», attribuita a Stalin a un ricevimento a casa di Gor’kij nell’ottobre 1932, divenne la definizione ufficiale del mestiere.
  • I «Nuovi appartamenti» di Laktionov del 1952, con la famiglia sovietica che entra nella casa nuova sotto il ritratto di Stalin, fu il quadro più riprodotto degli anni Cinquanta e il più parodiato dopo il 1991.
  • Komar e Melamid, inventori della Sots Art, dipinsero nel 1982 «Stalin e le muse» nello stile di Gerasimov: la parodia era così perfetta che i quadri furono comprati dai musei americani come documenti.

Valutazione critica

Il realismo socialista fu il tentativo più sistematico di trasformare l’arte in strumento: una teoria che chiedeva di rappresentare non ciò che era ma ciò che doveva essere, e che chiamava «verità» la conformità alla linea. Produsse una quantità enorme di opere morte e qualche opera viva fatta di nascosto dentro le sue forme, e costrinse i migliori al cassetto o alla menzogna.

La sua rivalutazione estetica di oggi, con i quadri nei musei e nelle aste, è legittima come storia dell’arte; la sua funzione, l’arte al servizio del potere, è tornata in Russia senza bisogno di una teoria.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’è il realismo socialista? Il metodo artistico ufficiale dell’URSS dal 1934 al 1991, che imponeva a tutte le arti di rappresentare la realtà «nel suo sviluppo rivoluzionario», con eroi positivi, ottimismo, comprensibilità per le masse e adesione alla linea del partito.

Quali sono le opere più note? «Come fu temprato l’acciaio» di Ostrovskij e «La madre» di Gor’kij in letteratura, i quadri di Gerasimov e Laktionov, l’«Operaio e la kolchoziana» di Muchina, le commedie di Aleksandrov, le canzoni di massa e l’architettura staliniana.

Fu mai abolito? Formalmente no: rimase il metodo dell’Unione degli scrittori fino al 1991, ma dal disgelo in poi fu sempre più una formula vuota, contestata dagli scrittori e parodiata dalla Sots Art.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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